Non in questo stato. Ma in quale, allora?
Dieci righe per spiegare chi siamo, a chi parliamo e dove stiamo cercando di arrivare. Spoiler: non lo sappiamo neanche noi, ma almeno lo diciamo.
È un blog che racconta le cose rotte d’Italia. Non per lamentarsi — quello lo fa già tua zia su Facebook — ma per riderci su prima che ci facciano piangere.
«Stato» fa il doppio lavoro: è lo stato delle cose (di solito: pessimo) e lo Stato italiano (di solito: assente o troppo presente nel momento sbagliato).
Non è giornalismo, non è satira politica, non è un podcast di quelli che spiegano tutto con grafici. È quella conversazione alle 23 in cui dici «ma perché in Italia funziona così?»
A chi ha provato a prenotare una visita ASL online e ha scoperto che il sito funziona solo il martedì, dalle 8:00 alle 8:00:47.
A chi è cresciuto con internet veloce ma vive in un paese dove per fare il cambio di residenza servono ancora tre moduli, due fotocopie e un sacrificio rituale.
A chi ama l’Italia abbastanza da non smettere di prenderla in giro. Perché chi non ci tiene, non si arrabbia. E chi non si arrabbia, non ride.
A diventare il posto dove vai quando ti succede una cosa assurda e vuoi sapere se è successa anche agli altri. Spoiler: sì. A tutti. Da sempre.
A costruire una community che trasforma la frustrazione in consapevolezza. Non rivoluzione — quella è roba da manifesti seri. Noi puntiamo alla risata condivisa alle 7 di mattina prima del lavoro.
A dimostrare che si può parlare di disfunzioni sistemiche senza schierarsi, senza urlare e senza quella faccia da indignato professionista. L’ironia è un punto di vista, non una resa.
Se ti è capitata una cosa assurda e pensi «questo è esattamente NiQS» — hai ragione. Mandacela. La pubblichiamo, la raccontiamo, ci ridiamo su insieme.
Perché non in questo stato, ma insieme forse ci si sopravvive.